Raccontaci il tuo dramma…

Tutti i cittadini che sono ben informati sulla vicenda della Truffa dei Piani di Zona sanno bene quale sia lo stato di angoscia e sconforto nel quale siamo costretti a vivere.

Abbiamo provato più volte a contattare diverse testate giornalistiche (Vedi qui: Segnala la Truffa) senza grande successo e questo principalmente per 2 motivi:

  1. Il nostro tema è molto complesso ed articolato da trattare in TV nonché legato ad aspetti giuridici che poco si prestano ad essere trasmessi in prima serata.
  2. E’ triste dirlo ma le nostre situazioni sono “diversamente drammatiche” rispetto alla coppia di anziani che viene sfrattata o alla ragazza madre che perde la casa (alle quali ovviamente ci sentiamo di dare tutta la nostra solidarietà, non fraintendete le nostre parole!).

A questo punto, se vogliamo cercare di ottenere un pò di visibilità a livello nazionale dobbiamo cercare di cambiare strategia.

Per quanto riguarda la complessità del problema,proveremo a pubblicizzare solo 1 o 2 casistiche ben definite e particolarmente significative senza perdersi tra gli infiniti meandri della problematica.

Per quanto riguarda il secondo punto, abbiamo bisogno della tua storia!: L’impossibilità di vendere la propria casa ha costretto tantissime persone a rinunciare a nuove possibilità di lavoro in altri luoghi che rappresentavano l’opportunità per una svolta professionale tanto attesa, ci sono nuclei familiari che sono aumentati di numero e ora sono incastrati in 50mq di casa con enormi difficoltà, genitori anziani che non possono avvicinarsi ai figli, persone che sono cadute in depressione dopo aver ricevuto la lettera dell’avvocato per la restituzioni dell’indebito, numerose sono anche le persone che si sono trasferite per lavoro e stanno pagando un’affitto senza poter a loro volta affittare la loro dimora Romana trovandosi in serie difficoltà economiche e molto altro ancora…

La nostra intenzione è quella di raccogliere la tua storia (anche in maniera anonima) ed inviarle alle più importanti testate giornalistiche nazionali e locali.

Appena raggiunto un buon numero, organizzeremo un evento di Mail Bombing: prepareremo una email con un testo unico da inviare tutti insieme nella stessa giornata cercando cosi di cogliere l’attenzione di una o più redazioni televisive.

Tutto quello che devi fare e scriverci poche righe a [email protected] e descriverci come questo problema stia condizionando negativamente la tua vita.

L’unione fa la forza !

Leggi qui le nostre storie:

Salve, anch’io voglio raccontarvi la storia allucinante che ha colpito i miei genitori. Nel 2005hanno acquistato casa(come secondi proprietari) nel pdz pisana a “prezzo di mercato”. Dopo un anno circa 2007 hanno rivenduto casa perché mia madre non si trovava bene. A luglio2017,si sono visti recapitare dal terzo acquirente una raccomandata in cui gli si chiede la differenza di prezzo tra quanto ha pagato il primo proprietario casa(come se il primo proprietario fosse mio padre,ma lui è  il secondo proprietario non il primo) e l’ultimo. (Richiesta stratosferica circa 240mila euro!!!!) Al danno aggiungiamoci la beffa….al primo proprietario che è quello che ha veramente guadagnato…non si può fare niente perché è sopravvenuta la prescrizione!!!!!!!Praticamente mio padre che è nel mezzo e dalla vendita ha guadagnato poco più di 30.000euro becca il citriolone sia davanti che dietro. Anzi aggiungiamoci un’altra beffa …anche pagando l’affrancazione che supera sicuramente i 40.000euro, l’unico a rimetterci è lui…. visto che il terzo proprietario potrà vendere a prezzo di mercato guadagnando qualcosa!!!!!… Oltretutto parliamo di 2 persone di 70anni che vivono di una misera pensione e solo proprietari della casa in cui vivono. Ringraziamo i fenomeni che hanno generato sto’ casino!!! Bravi….vi meritate un applauso!!!!!

M.M.


Nel 1998 acquistai un appartamento “su carta”, ovvero un appartamento che si doveva ancora costruire, mi ricordo i sopralluoghi sul prato dove sarebbe dovuto sorgere il palazzo e la preoccupazione che tutto andasse a buon fine.

Nel 2000 vi andai ad abitare, era il primo palazzo”finito”, gli altri erano ancora tutti in costruzione, non c’era la luce dei lampioni nelle strade, anzi non c’erano proprio i lampioni,  non c’era nessun tipo di servizio, non c’erano negozi e neanche un mezzo pubblico che vi arrivasse.

Piano piano il quartiere si è popolato e ora vanta negozi, autobus, banche, chiesa, posta, supermercati, parco bimbi, pista ciclabile, insomma tutto.

Nel 2005 muore il mio compagno, tutti i sogni si spengono e dopo anni di “stordimento” decido di mettere in vendita il nostro  appartamento, di darmi una nuova possibilità. 

Sapendo che tale abitazione era stata comprata in regime di edilizia agevolata, soggetta a convenzione comunale, prima di venderla ho chiesto al comune di Roma come mi sarei dovuta comportare e il comune mi ha risposto che, passati i cinque anni dall’acquisto, potevo venderla al prezzo libero di mercato.

Così nel 2013, trovato l’acquirente, provvedo ad effettuare la vendita dell’immobile fornendo tutta la documentazione necessaria e tramite rogito redatto da un notaio di fiducia del compratore. 

Ad ottobre 2017 mi viene recapitata una lettera da uno studio legale dove mi viene comunicato che colui che ha comprato il mio appartamento mi richiede la differenza tra il prezzo a cui potevo venderlo secondo la convenzione comunale e l’effettivo prezzo al quale l’ho venduto. Non solo, mi sento chiamare speculatrice, truffatrice, menzioniera, mi sono sentita morire.

Con i soldi ricavati dalla vendita ho ricomprato una piccola casa in un’altra zona e l’ho ristrutturata, non ho altre proprietà, non ho altro.

Io ancora mi chiedo dove ho sbagliato, che altro potevo fare, che strumenti avevo per informarmi? Sapendo la situazione avrei potuto fare scelte diverse, non vendere, pagare l’affrancazione che nel 2013 non esisteva.

E ora? Ora è tutto fermo, la mia vita di nuovo congelata, con la consapevolezza di subire un’ingiustizia e profondamente ferita dagli epiteti con i quali vengo tacciata.

Vivo nella paura di dovermi rivendere la casa dove abito, nella paura di spendere anche pochi euro perchè “potrebbero servire”, c’è il nulla intorno a me, ferma, immobile ad aspettare un destino di catastrofe che mi trova sola ed innocente.

F.Z.


Buongiorno,
piccolo sunto della mia storia, acquistai nel 1986 la mia casa sita a colle salario, al 50% insieme al mio ex marito, nel 2010 divorziai e acquistai il suo 50% a prezzo di mercato. Il 31 dicembre 2015 ho perso il lavoro e pensavo di poter vendere il mio appartamento e acquistare uno più piccolo e con la differenza sopravvivere visto che ho 57 anni e sono disoccupata e senza speranze di trovare un nuovo impiego, ma ho scoperto che sono imbrigliata in una situazione devastante.
Grazie per l’attenzione.
C.S.

Salve.

Ecco la mia storia. Il mio attuale marito compro’ su carta da una cooperativa un appartamento in zona Romanina di circa 48mq, rogitato poi dopo qualche anno nel 2005 ( un anno di lavori perso per reperti archeologici trovati).  Nel frattempo  è aumentato il suo nucleo familiare ( moglie e due bambini) quindi nel 2009, con il permesso della regione, ha venduto quell’appartamento ( di cui stavamo pagando il mutuo) andando dal notaio ( scelto dall’acquirente) che ha avallato il tutto, ad una persona trovata tramite agenzia, a prezzo di mercato, non sapendo minimamente che non si poteva fare. E prima di noi nella stessa palazzina per gli stessi motivi altri avevano venduto nello stesso modo, quindi non avevamo esperienze diverse che ci avrebbero potuto aprire gli occhi.  Comune, regione, agenzia, cooperativa, notaio…quanti eh? Dopo aver venduto abbiamo trovato un appartamento più grande vicino ai miei ( che non stavano bene, disabilità entrambi), alla scuola e al mio lavoro (non ho la patente) prendendo un mutuo per 30 anni, anticipando si i soldi della prima vendita decurtato il mutuo che aveva sopra.

Tutto OK fino a settembre scorso quando mi crolla il mondo addosso. È arrivata una lettera di un avvocato in cui l’acquirente richiedeva il rimborso della differenza di prezzo ( 161.000,00 e.). Da li è iniziato il calvario tra notti insonni a cercare normative di cui ignoravo l’esistenza, giri da avvocati,a cercare chi aveva avuto esperienze simili. Io sto avendo un esaurimento. Siamo in comunione dei beni con mio marito. L’unico bene che abbiamo è la casa in cui abitiamo. Tralascio il lato effettivo ( i miei genitori non ci sono più, sono figlia unica e questa casa rappresenta un po delle radici che non ho più, è la stessa scala in cui sono cresciuta…). Abbiamo chiamato in mediazione l’acquirente che non si è fatto vedere, a parte i suoi avvocati che non hanno accettato l’importo dell’affrancazione; ovviamente non sappiamo quanto sia, la cifra offerta  è stata di 30.000,00 ( mio marito è operaio ed io cassiera parte time, sarebbe stato un sacrificio anche se può sembrare poco, già cosi arrivare a fine mese è un impresa).
Ora aspettiamo la lettera che ci chiama in causa, sapendo del rischio/ certezza del pignoramento di questa casa, perché il giudizio in primo grado può essere subito esecutivo anche se noi arriviamo fino al terzo grado e alla Corte dell’Aia. La nostra salute ne sta risentendo, risparmi di una vita in fumo, dare un tetto ai propri figli, farli studiare, in affitto a vita e chissà dove ( scuole, lavoro ecc, io senza patente)…se succede qualcosa a me o a mio marito, insomma i pensieri sono molti
La cosa assurda è che pignorandoci casa, decurtato l’importo che deve prendere la banca e quello che andrebbe a me come coniuge, resterebbe forse anche meno di quello che gli abbiamo offerto. Ma io non avrò più cada né la possibilità di comprarne una .
Grazie per l’attenzione e l’aiuto.
S.F.

Cerco di riassumere in poche righe la mia esperienza e spero che possa darvi il massimo risalto affinché sia da monito per tutti coloro che hanno intenzione di acquistare appartamenti in diritto di superficie. 

Dal 2015 ho messo in stand by la mia vita, rimandando convivenza e matrimonio, in attesa di una casa per la quale avevo fatto il compromesso e non ho potuto fare il rogito. Con la parte venditrice, prima acquirente dell’immmobile, non sono riuscita ad addivenire ad un accordo e sono stata costretta a farle causa. A luglio 2017, nonostante un compromesso trascritto, la venditrice ha rivenduto il suo immobile al compagno, a prezzo massimo di cessione. Il tutto per usufruire delle agevolazioni per la prima casa: ha infatti riacquistato una abitazione di nuova costruzione. 

Nel mentre io sono costretta ad un affitto, non ho i soldi per un nuovo anticipo e sto sostenendo spese e stress di una causa.

Cordiali saluti,

C. P.


Ho acquistato il mio appartamento a Ostia pdz 55 nel 2006 nel boom economico come prima casa per potermi sposare e iniziare a creare una famiglia.
Comprai l’appartamento usando tutti i soldi che avevamo (70000) più prendendo un mutuo di 30 anni di 140000.
In totale pagai la casa 210000 un appartamento di 73mq con cantina e posto auto 
Nessuno mi ha parlato di Prezzo Massimo di Cessione ne l’agenzia ne il notaio che ci fece rogitare.
Ho scoperto tutto nel 2017 perché i miei genitori hanno venduto il loro appartamento per avvicinarsi a me e quando andarono a visitare un appartamento nel mio stesso piano di zona gli dissero che volevano fare il rogito a un tot e il resto lo volevano a nero da questo iniziai a cercare di capire e venni a conoscenza dell’affrancazione e tutto il problema che ne consegue.
Oggi mi ritrovo con un appartamento pagato 210000 con un prezzo massimo di cessione di quasi la metà e un mutuo per altri 18 anni il cui valore approssimativamente è quello del PMC inoltre sono passati più di 10 anni quindi non posso neanche richiedere la restituzione della differenza al vecchio proprietario in quanto è passato in prescrizione 
Ho sentito un avvocato  e fatto mandare comunque una lettera al vecchio proprietario il quale dichiara di non dovermi nulla.
Ora l’avvocato mi dice che dovrei provare a fare causa per il danno ma senza certezza dell’esito e con costi elevati per la causa.
Se guardo al futuro penso non dormo la notte perché sto passando la vita a pagare un mutuo per un appartamento che non avrà valore che ho perso più di 100000 e che per pagare questo mutuo non riesco a mettere nulla da parte (il mio stipendio non arriva a 600 euro) e che un domani alle mie figlie lascerò una casa di un valore ridicolo 
Grazie per avermi dato la possibilità di raccontare il mio caso.
C.P.
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Ho comprato casa nel 2000 a casal brunori : 70 mdi casa per 335.000.000. Nel 2004 mi sono separata, mi sono accollata un mutuo che finirò di pagare tra 7 anni perché ho dovuto liquidare la quota del mio ex per 50.000 euro nel 2013 . Il mio ex me li ha chiesti perché la casa secondo lui si era rivalutata . Ad oggi sono prigioniera di un mutuo e di una casa che ha perso il suo valore e che non risponde più alle mie esigenze . In più dovrei ancora pagare al Comune un obolo per vantaggi che ha avuto il mio venditore , che dopo 5 anni ha rivenduto al doppio di quanto aveva pagato !!! Non è giusto
C.C.

Buongiorno, ho un ufficio in diritto di superficie che cerco di vendere dal 2015. A settembre trovo un acquirente che vuole che prima della vendita l’immobile sia trasformato da A10 ad uso abitativo, nello stesso periodo c’è la famosa sentenza che di fatto introduce la necessità dell’affrancazione per le abitazioni nel Comune di Roma (in precedenza già esisteva ma il Comune se ne “fotteva”). Vado agli uffici di edilizia Sociale per chiedere se gli A10, che nascono liberi da vincoli sul prezzo massimo di cessione, continueranno ad essere liberi da vincoli una volta trasformati con il piano caso in uso abitativo. La logica mi direbbe di si visto che per l’immobile, in origine A10, nessuno ha beneficiato di prezzi agevolati e la trasformazione in uso abitativo richiede l’esborso a beneficio del comune di circa 9 mila euro per un immobile di 90 mq, sarebbe assurdo richiedere l’affrancazione (circa 20-25 mila euro per la mia zona) per poter ritornare alla situazione di origine di libero mercato senza nel frattempo ricevere nessun tipo di agevolazione da parte del Comune. Agli Uffici di Edilizia  Sociale mi dicono per mesi e mesi che sono in attesa di un parere dell’Avvocatura (cosa che si rivelerà falsa) o che sono in attesa di decisione da parte degli alti funzionari7dirigenti. I mesi passano e l’acquirente ovviamente si stanca di aspettare e svanisce. Io continuo ad andare periodicamente all’Ufficio di edilizia sociale e a marzo del 2017 (dopo un anno e 7 mesi) mi di dicono che anche gli immobili che hanno cambiato destinazione d’uso, da A10 ad abitativo, saranno sottoposti alla procedura di affrancazione, il provvedimento è pronto altri dettagli non si possono conoscere perchè è in attesa di approvazione dall’Assemblea capitolina e alla mia richiesta di spiegazioni sulle ragioni di una tale decisione il funzionario non sa che rispondere si agita e mi spiattella quattro frasi senza senso. Oltre all’ingiustizia della decisione dell’ufficio edilizia sociale il provvedimento a distanza di 10 mesi ancora non è stato approvato dall’Assemblea capitolina, quindi se io dovessi trovare un acquirente neanche potrei affrancare e in sostanza non posso vendere il mio immobile.
Sono stato all’ufficio di edilizia sociale almeno una volta al mese da settembre del 2015 (stima nettamente al ribasso), per un totale di circa 30 volte, ho scritto ai vari responsabili dell’ufficio urbanistica, alla regione in quanto responsabile del piano caso, all’avvocatura, agli uffici relazioni con il pubblico, all’assessore per la semplificazione, su facebook a Montuori,  su facebook ai vari gruppi dell’Assemblea comunale, a tutti i consiglieri del comune…io ancora non ho risposte ufficiali.
Ovviamente io non ho intenzioni di affrancare un immobile che nasce libero da vincoli e vorrei impugnare il provvedimento…ma visto che il provvedimento non è ancora approvato ho poco da impugnare. Possibilità di discussione e confronto con gli uffici urbanistica è praticamente nulla.
Di seguito la catena delle mail che ho inviato ai vari personaggi di questo comune.
Questa è la mia storia…spero abbia un termine un giorno. Se avete consigli sono bene accetti.
LM

Salve nel 2012 abbiamo acquistato un appartamento in zona torrevergata pagato 370 mila euro, nel momento del controllo dei documenti sapevamo del vincolo del terreno ma nulla era riportato per il vincolo del prezzo massimo di vendita, infatti il notaio ci ha dato l’ok sulla regolarità degli incartamenti e la banca senza problemi ci ha erogato il mutuo. Nel 2015 cominciamo a fare le pratiche per la surroga del mutuo preso un’altra banca e sembrava tutto ok fino a quando il notaio a dicembre mi chiama informandomi che erano subentrati problemi nei documenti a causa del decreto uscito poco prima  della cassazione. in poche parole avevamo acquistato un immobile con vincolo del prezzo massimo di vendita ad un importo maggiore e quindi il mutuo non poteva essere concesso ad una somma maggiore di quella di mercato…. quindi pagavo per qualcosa che non valeva più nulla dato che il vecchio prioritario aveva acquistato la casa a 180 milioni di lire….Adesso sono stata consigliata dal mio avvocato di rifarmi sul primo prioritario ma non ho intenzione di richiedere la differenza che ho pagato perché lui era in buona fede e non ritengo che questa tragedia che ha colpito tanti romani debba peggiorare ancora di più, così richiederemo solo l’affrancazione richiesta dal comune che in effetti era quella che avrebbe dovuto pagare lui. E mi auguro che altra gente nella nostra stessa condizione faccia uguale… non chiamiamo gli altri truffatori quando poi alla prima occasione vediamo un modo facile di fare soldi sulle spalle di persone che magari non hanno piu quel denaro.

L.M.


Vi racconto la mia storia.

Io e mio marito abbiamo acquistato nel 2014 a Roma  una piccola casa per mia figlia indebitandoci fino al collo e caricando la stessa figlia (specializzanda) di un mutuo consistente. La famigerata sentenza del 2015 della Cassazione ha creato nella nostra famiglia un vero e proprio dramma. Mia figlia per ragioni di lavoro dovrà trasferirsi e l’appartamento non è vendibile senza l’affrancazione del prezzo massimo di cessione. Abbiamo fatto la domanda al Comune  e siamo in attesa degli esiti. Purtroppo, a parte l’assurdità della situazione e l’abuso di potere del Comune che ha rilasciato a noi e tanti un “Nulla Osta” per la vendita a libero mercato, la risoluzione del problema è parziale poiché con la stipula della nuova convenzione per la rimozione del vincolo del prezzo massimo firmiamo, beneficiario il COMUNE di Roma, un assegno in bianco, non sapendo quanto costerà il tutto poiché il conguaglio sarà calcolato a data da destinarsi. A questo si aggiunge la mancata rimozione contestuale del vincolo della proprietà superficiaria (l’alloggio ricade in area PEEP).

Il danno stimato che stiamo subendo si aggira intorno (alle 150.000 euro). Per cifre meno consistenti  ci sono stati investitori in titoli bancari che hanno fatto gesti disperati.

Mi auguro che legislatori e politici, a cui non voglio dare nessun appellativo, agiscano per dirimere la questione.

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Un commento su “Raccontaci il tuo dramma…

  1. Massimo il said:

    Trasferito a Parma sto aspettando da circa 1anno e mezzo sono attualmente disoccupato pago condominio 1000€ circa all’anno di condominio e 1500€ di Imu dato che non sono più residente oltre a questo hanno cercato quest’estate di occuparmi casa.
    Cosa vuoi di più dalla vita…un Lucano

I commenti sono chiusi.